Distinti, differenti e diversamente al mondo. Chi più estroverso, chi riservato, chi portato per voli pindarici letterari, chi per quelli di droni e parapendii. Chi palleggia i numeri, chi le parole, chi con il passaporto sempre pronto, chi più incline alle gite fuori porta. Siamo tre persone, ognuno porta con sé la propria storia, e insieme, in questo progetto, proviamo la strada di un racconto comune. Prima dell’avventura tutta vacanziera in van, abbiamo affrontato un lungo rodaggio, fra viaggi vicini e lontani e circa tre anni di vita vera sotto lo stesso tetto, a casa, a Stabio. Qui è iniziata la coabitazione alla ramina, con alcuni limiti, e, soprattutto, tante libertà.
La coabitazione è una convivenza tra diversi nuclei familiari nella stessa casa e la nostra rappresenta un tale miglioramento che ci piace l’idea di raccontarlo e, chissà, di motivare anche qualcuno a provarlo.
Nella nostra società, chi non è in coppia, in genere vive da solo o, in qualche caso, con i propri genitori anche da adulto. Nessuno si stupisce di sapere che un collega o un conoscente vive solo, qualcuno storce il naso quando scopre che l’interlocutore vive coi genitori anche se ha superato trenta primavere, pochissimi riflettono sul fatto che, in realtà, esistono tanti altri modi di vivere insieme ad altre persone che non siano solo temporanei, come accade ad esempio all’università. Mal si comprende perché da studenti si accetti di condividere la casa con sconosciuti – coi quali spesso non si alcuna affinità – e poi da adulti non si scelga con chi passare il proprio tempo, non solo fuori ma anche dentro casa. Non si tratta solamente di condividere spazi, spese e imprese, ma proprio di costruirne di nuovi, che, da soli, neppure ci sarebbero venuti in mente o, peggio, che non avremmo avuto il coraggio di provare a realizzare.
Noi tre ci siamo conosciuti nell’estate del 2014, in occasione di una campagna elettorale. Ma questa è un’altra storia. Il giorno della festa nazionale svizzera, nel 2017, Matteo si è trasferito per primo alla ramina. Claudia ha fatto lo stesso nel corso del 2018. Fra i viaggi fatti e quelli solo sognati, nell’agosto del 2019, Natalia e Matteo si sono uniti in matrimonio; Claudia – emozionata testimone – nel suo augurio agli sposi ha evocato anche la gratificazione della coabitazione. Non tutti gli ospiti hanno colto e tuttora, spesso, qualcuno ci chiede curioso come funziona questa vita in comune… ancor di più dopo la nascita di Leone (23.04.2021) e Noè (22.09.2022).
Attraverso il van raccontiamo anche del viaggio casalingo che ci ha permesso di macinare tantissimi chilometri in consapevolezza. Qualcuno ha deciso di mollare tutto e diventare un cosiddetto nomade digitale. Noi invece di allontanarci proviamo ad avvicinarci. A noi stessi, agli altri, alle esperienze che desideriamo nel nostro profondo piuttosto che alle aspettative altrui. Si può migliorare – e di molto – la propria vita anche senza andarsene, lasciare il lavoro e prendere troppo sul serio gli insegnamenti minimalisti. La nostra casa è impregnata di impressioni di viaggio, la nostra cucina lo è, e così, anche quando stiamo fermi, in realtà, stiamo sempre andando da qualche parte.
Noi, negli anni, da tre siam passati a cinque, e, dopo 5 anni di coabitazione abbiamo deciso di cambiare casa, cercando, comprando e ristrutturando una casa più grande dove stare ancora tutti insieme ma ognuno col suo spazio.
Il nostro motto in famiglia è diventato “perché no?”. Piuttosto che cercare sempre ottimi motivi per decidersi a fare qualcosa, provate a sperimentare il contrario. Se vi passa un’idea per la testa, chiedetevi “perché no?” e se avete la fortuna come me di avere una coabitazione con cui decidere, smetterete di avere paura di tutto e di fare sempre le stesse cose. Un consiglio su tutti: farlo. L’unico modo per coltivare il proprio benessere al di là della zona confortevole conosciuta è ampliarla provando, sbagliando anche.