Il camping non ha bisogno di presentazioni, anche se conosce grandi pregiudizi. Pur essendo molto diffuso, per i non addetti rimane una soluzione semplice, per non dire sciatta, che assomiglia soltanto ad una vacanza e non è sinonimo di riposo. Forse è anche per questo motivo che è nato il glamping. Dall’unione “glamourous” e “camping” ecco sdoganato il glamping. Per alcuni una forma di campeggio ecosostenibile, seppur molto più confortevole, per altri una versione lussuosa, per non dire stucchevole, che si distanzia dal campeggio e entra a tutti gli effetti nell’offerta alberghiera.
Noi non siamo adepti di nessuna delle due, nemmeno però le escludiamo a priori. Crediamo che ogni possibilità di stare all’aria aperta meriti un’occasione, se attuata con rispetto. Ogni soggiorno deve essere svolto con riguardo, però, onestamente, se ci sono case sull’albero invece che tende per terra, se chi le installa e le abita lo fa con educazione, non vedo il problema.
Un campeggio ce lo immaginiamo tutti, in genere ci si porta la propria tenda, il proprio materiale. Alcuni sono particolarmente attrezzati, hanno spazi comuni comodi, magari anche una piscina, un parco giochi e tanto altro. Qui un contributo sul campeggio attrezzato o libero con anche alcuni campeggi di primo piano. Per venire invece al glamping, la differenza sostanziale sta nell’offerta di tende non solo attrezzate ma arredate. Che dico tende, regge! Da case sull’albero a yurte nei prati, da cupole trasparenti a chalet nel bosco. Il costo è quello di un hotel e rispecchia l’arredo di design, la ricercatezza dei materiali e la raffinatezza degli scenari naturalistici in cui sono inseriti gli alloggi fiabeschi.
Noi abbiamo provato ….