PERCHÉ BULLI?

Nel mondo di lingua tedesca “Bulli” deriva da BUs e LIeferwagen, ossia furgone, ma si è fatto un nome ben oltre i confini germanici diventando di fatto il minibus più conosciuto al mondo.

Capostipite del camper, in un  mondo che non conosceva ancora il concetto di globalizzazione, a partire dai primi anni Sessanta il Transporter T1 (poi T2 col parabrezza in pezzo unico e i vetri delle porte discendenti) è stato prodotto anche in Brasile, Perù, Sudafrica, Thailandia, Pakistan e Turchia per un totale – almeno per quel che riguarda le prime serie T1-T2 (oggi siamo al T7) su meccanica Maggiolino – di oltre 10 milioni di esemplari.

Per i britannici è il VW Panelvan, negli USA VW Bus, in Sudafrica Campervan e in Brasile Kombi. In Italia lo si è sempre chiamato minibus Volkswagen oppure Westfalia, dal nome del costruttore dell’allestimento camper, in Svizzera piuttosto California, Cali per gli amici.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel corso di una visita allo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg, nell’aprile del 1947, un importatore olandese si imbattè nel Plattenwagen, un carrello che il personale aveva costruito per uso interno, ricavandolo dai rottami di un Maggiolino scartato dalla produzione. Tale Be Po riuscì a sognare, schizzare e far realizzare in un solo anno da Volkswagen i prototipi del Bulli, il mezzo che ha tenuto a battesimo il concetto stesso di camper.

Dalla versione originale, nacquero poi gli allestimenti artigianali più disparati: il successo strepitoso e l’assurgere ad icona, giunsero grazie al movimento hippy, quando a fine anni Sessanta migliaia di Bulli di terza mano, tra adattamenti artigianali e colori vivaci, divennero il manifesto di un nuovo stile di vita in piena libertà. Libertà riscoperta di recente, a seguito della pandemia di Covid19, con il piacere (e la sicurezza) dei viaggi in autonomia, del campeggio, della sosta libera, della vita in van. Anche il nostro progetto nasce nel 2020, nella sezione …. trovate le nostre destinazioni ed esperienze.

Ma torniamo alla storia del Bulli: era il 1979 quando il Volkswagen Bulli veniva messo fuori produzione dopo trent’anni di onorata carriera, trasformandosi ancor più in oggetto del desiderio. La produzione del Bulli è cessata anche in Brasile a dicembre 2013 (nel resto del mondo si era passati a nuovi modelli con carrozzerie più moderne e trazione anteriore), e non a caso quello stesso anno c’è chi inizia ad attraversare tutto il continente americano dal Brasile all’Alaska raccontando una storia che appassiona ancora oggi (kombilife.com).

Intanto, nel 2017, durante il salone di Detroit, fa capolino un Bulli nuovo di zecca, a trazione elettrica e a guida autonoma. In attesa di una nuova Woodstock, nel 2022, il mitico Bulli figlio dei fiori diventa 100% elettrico e cambia nome: Volkswagen ID. Buzz.

Noi, per ora, ci siamo limitati a provarlo e ve lo raccontiamo qui, decidendo di far compagnia al nostro Bulli con un VW Multivan ibrido 6 posti di cui vi sveliamo ogni comodità qui.